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CURRENT MOON




CAVALLO PAZZO
di Larry McMurtry

Storia del capo sioux che vinse a Little Bighorn

Figura chiave della storia americana e personaggio leggendario agli occhi degli indiani d'America, Cavallo Pazzo è il guerriero sioux protagonista della drammatica battaglia di Little Bighorn. In questa agile ma accurata biografia lo scrittore McMurtry ne racconta la vita e l'epica morte, restituendo un ritratto a tutto tondo del capo indiano.

 
VOTO ( da 1 a 10 ) : 9
COMMENTO: Devo ancora leggerlo :)
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IL DIZIONARIO DEGLI INDIANI D'AMERICA
di Raffaele d'Aniello

I grandi capi, i guerrieri più famosi, gli sciamani, i profeti, le donne sachem, le battaglie più importanti, le nazioni indiane, le riserve, i grandi trattati: in questo volume troverete tutto ciò che avete sempre voluto sapere sulla storia della conquista del West, dai primi contatti con i bianchi fino alle ultime guerre indiane della fine dell'Ottocento. Concepito nella forma del dizionario per rendere più rapida e agevole la consultazione, questo volume enciclopedico è completato da una ricca appendice contenente documenti storici di primaria importanza, da tabelle di statistica storica, dall'elenco completo di tutti i trattati stipulati dal governo degli Stati Uniti con le nazioni indiane, da una ricchissima bibliografia e da una completa cronologia di tutti gli avvenimenti. Uno strumento indispensabile, dunque, per conoscere non solo le affascinanti biografie dei nativi americani, da Toro Seduto a Geronimo, da Cavallo Pazzo a Pocahontas, da Nuvola Rossa a Tecumseh, ma soprattutto la vera storia delle origini del Nuovo Mondo.

 
VOTO ( da 1 a 10 ) : 9
COMMENTO: Utilissimo! Ci sono tutti i Capi, le battaglie, gli eventi, le Tribù. Di facile consultazione.
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TORO SEDUTO
di Robert M. Utley

La sua vita, i suoi tempi

Grandissimo capo militare, guida spirituale dei Sioux, Toro Seduto è un personaggio complesso e affascinante di cui per decenni si è tramandata un'immagine deformata dalle suggestioni cinematografiche. Grazie ad anni di capillari ricerche, addentrandosi all'interno di una cultura di cui si sono perduti i tratti essenziali, Robert M. Utley ci restituisce in questo libro un ritratto fedele e completo di Toro Seduto. Nelle pianure comprese tra il Missouri, le Bighorn Mountains e le praterie canadesi si svolgono l'infanzia, la formazione, la carriera di comandante militare di questo grande capotribù. Qui hanno luogo le sue battaglie, compresa la più famosa, quella del Little Big Horn, nel corso della quale morì il generale George Armstrong Custer e che segnò al contempo il massimo successo e l'inizio della fine. Inscindibile dalla vita del grande condottiero è la storia del suo popolo, i Lakota, e della sua tribù, i Sioux Hunkpapa. Lo studio delle condizioni materiali, dell'organizzazione sociale, delle credenze religiose costituisce uno spaccato drammatico e vivo di un'intera civiltà, della lotta per la sua sopravvivenza e del suo progressivo e inarrestabile declino.

 
VOTO ( da 1 a 10 ) : 8
COMMENTO: La storia di Toro Seduto dall'infanzia alla morte... la sua vita, le sue battaglie, il suo pensiero. Bello. Da leggere.
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VITA E MORTE DI ANNA MAE AQUASH
di Johanna Brand

Nel febbraio del 1976 il corpo di una giovane donna viene ritrovato in un punto disabitato della riserva di Pine Ridge, in Sud Dakota. L'autopsia ufficiale attribuisce la morte a congelamento. Entrambe le mani vengono tagliate e spedite a Washington per la rilevazione delle impronte digitali, mentre il corpo viene seppellito frettolosamente, senza i documenti legali. Quando l'FBI identifica il cadavere di Anna Mae Aquash, attivista dell'American Indian Movement, i suoi amici chiedono una seconda autopsia, in cui si scopre che la donna è stata uccisa da un proiettile sparatole alla nuca... Dopo aver raccontato la vita di Anna Mae Aquash, dall'infanzia agli anni caldi della guerra segreta tra l'AIM e l'FBI, l'autrice del libro denuncia l'aperto disinteresse del governo e della polizia canadesi nel far luce sui veri responsabili di questa morte e come il loro comportamento sia stato dettato dal fatto che la vittima apparteneva ad una minoranza etnica.

 
VOTO ( da 1 a 10 ) :
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LA DANZA DEL SOLE DEI LAKOTA
di Marco Massignan

La Danza del Sole ha un ruolo centrale nella religiosità degli Indiani delle praterie, ed è la più importante delle loro cerimonie sacre. Questo libro la colloca in particolare nella cultura Lakota ( Sioux ), partendo dall'analisi di questa società e delle sue tradizioni, per passare all'esame delle origini della Danza del Sole, che vengono ricercate nei contatti con le antiche popolazioni messicane e con i loro miti collegati alle stelle, e delinenando la sua storia presso le varie tribù che la adottarono fino agli anni in cui il governo degli Stati Uniti la proibì, e alla sua impressionante rinascita - dopo un lungo periodo in cui venne praticata in segreto - negli ultimi decenni, quando si è trasformata in strumento di lotta per la difesa del diritto al mantenimento e al rispetto delle proprie radici culturali e per la riappropriazione di un'identità indiana. L'opera culmina con un'ampia e precisa descrizione dello svolgimento della Danza del Sole, cui l'autore ha assistito nel 1993, e si conclude con un capitolo di presentazione delle condizioni di vita dell'indiano americano moderno, nel quadro della problematica del razzismo e della difesa dei diritti civili. E' corredata da numerose fotografie, inedite in Italia, eseguite prima che dagli stessi protagonisti venisse imposto il divieto assoluto di riprendere le cerimonie.

 
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MY ROAD TO THE SUNDANCE... THE VISION CONTINUES
di Manny Twofeathers

E' la straordinaria, storia vera del viaggio spirituale di un uomo. Manny Twofeathers, un nativo di sangue misto, è stato cresciuto come cattolico. In età adulta si è messo alla ricerca di un più appagante cammino spirituale. Ha trovato la Sacra Pipa e l'antica cerimonia della Danza del Sole. Questa cerimonia di sacrificio è un modo di ringraziare il Creatore e di vedere esaudite le proprie preghiere. Questa è la sua storia, raccontata con le sue parole... Manny svela la sua anima, le sue visioni, la sua forza e le sue debolezze. Chiunque stia cercando la propria spiritualità e/o di discendenza mista, troverà ispirazione e forse una nuova direzione in queste parole. Non è un libro su " come fare per... " ma uno da condividere con altri che stiano cercando un cammino spirituale tangibile verso il Creatore.

 
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GERONIMO. LA MIA STORIA
A cura di S.M.Barrett
Autobiografia di un grande guerriero Apache.

Geronimo ha dettato a viva voce la storia della sua vita divagando da un argomento all’altro, secondo l’uso indiano, in assolutà libertà. I temi si intrecciano in un colorito disordine: il cañòn No-doyohn nel quale è nato, la caccia al bisonte, le tradizioni religiose della sua tribù, la raccolta del sale, la scelta delle erbe medicinali, le danze, i giochi, i banchetti, i divertimenti. Poi arrivarono le truppe dei bianchi. Fu un’epoca di scorrerie, di spedizioni punitive e di massacri che Geronimo visse in prima persona dal 1858 al 1886. Lo definirono “ quel selvaggio assetato di sangue “. In realtà, come ogni Apache, era un uomo “ assetato di Natura “. Ed è nel punto cruciale della natura che Frederick W. Turner, nella sua Introduzione, individua il più lacerante dissidio fra i colonizzatori e i Pellerossa. La lunga, atroce e cinica guerra di conquista, sostiene Turner, fu soprattutto lo scontro tra due culture. Da un lato gli Apache, fedeli al loro “ immenso ciclo vitale “. Dall’altro lato i bianchi, ossessionati dalla tecnologica smania di domare la natura, di sfruttarla, di spegnerla. Il racconto di Geronimo è una testimonianza di enorme valore storico inserita nella piccola ma preziosa raccolta di autobiografie aborigene. Ed è inoltre una voce che fa emergere dal buio le risonanze di ogni mito, ogni favola e ogni poesia degli Indiani d’America. Due immagini indimenticabili caratterizzano la figura di Geronimo. La prima è quella del condottiero e applica la tecnica della guerriglia contro un nemico – prima i messicani e poi gli statunitensi – superiore di numero e di armi. La seconda è quella dell’uomo militarmente sconfitto, vittima di un mondo fondato sui traffici e sugli inganni. Eppure Geronimo resta sempre spiritualmente vittorioso, ricco di dignità anche quando, prigioniero di guerra, all’esposizione di St. Louis vende ai passanti, per pochi cent, le foto che lo ritraggono in costume Apache. Alla fine della sua storia, Geronimo invia una supplica a Theodore Roosevelt, presidente degli Stati Uniti: chiede il permesso di tornare, con la sua gente, nelle terre native dell’Arizona. Ma la supplica viene respinta.

 
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LA MIA DANZA DEL SOLE
di Leonard Peltier
Scritti dalla prigione

Nel 1975, dopo anni di violenze subite, gli anziani della Riserva di Pine Ridge chiedono la Protezione del Movimento Indiani Americani ( A.I.M. ). Diversi attivisti, tra cui Leonard Peltier, si offrono volontari e si accampano nel ranch dei Jumping Bull per prevenire altri abusi. Il 26 giugno un auto senza contrassegni, guidata da due agenti dell'FBI, entra a tutta velocità nella riserva. Ne nasce una sparatoria e i due agenti rimangono uccisi. Peltier, con altre 20 persone, riesce a fuggire malgrado la zona sia circondata e l'FBI scateni una massiccia caccia all'uomo. Il 6 febbraio del 1976 Leonard Peltier è arrestato in Canada e gli Stati Uniti ne ottengono l'estradizione in base a testimonianze che risulteranno false: viene poi processato per omicidio e condannato a due ergastoli consecutivi. Nonostante la campagna internazionale che sostiene la sua innocenza e ha coinvolto l'ONU, il Parlamento Europeo e vari parlamenti nazionali, fra cui quello italiano, Amnesty International, il Dalai Lama, Madre Teresa, Nelson Mandela, il subcomandante Marcos, Desmond Tutu, Rigoberta Menchu, Oliver Stone, Robert Redford ( che sulla vicenda di Peltier ha prodotto il documentario Incident at Oglala ) e molti altri, per il governo americano il caso del prigioniero 89637-132 è chiuso. Il percorso di Peltier, dalla gioventù " integrata " alla consapevolezza delle ingiustizie patite dal suo popolo, fino all'assunzione di un ruolo politicamente attivo, è narrato in questo libro con passione e orgoglio, a volte con rabbia, mai con rancore. Peltier racconta poi l'inferno della vita dietro le sbarre e ne traccia un parallelo con il dolore trascendentale della tradizionale " Danza del Sole ". Rivednica con fierezza il suo passato ma è anche un nonno che si strugge per non saper spiegare al nipotino che una pena può non finire mai, e mostra sempre la massima comprensione per tutte le parti in causa: se stesso e il suo popolo, le vittime e anche i carcerieri. La mia danza del sole è un documento storico straordinario, un lucidissimo manifesto politico, un memoir emozionante e indimenticabile.

www.leonardpeltier.org
www.freepeltier.org

 
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WHERE WHITE MEN FEAR TO TREAD
di Russell Means

The autobiography of Russell Means

Russell Means è, senza dubbio, l'indiano più controverso dei nostri tempi. In questo libro egli racconta la sua vita fino ad oggi, nella quale ha fatto tutto il possibile per drammatizzare il desiderio indiano di auto-determinazione - dall'assalto di Mount Rushmore, la presa di Plymouth Rock, la candidatura a presidente nel 1988, fino a guidare un'assedio di 71 giorni a Wounded Knee nel 1973, per il quale è maggiormente conosciuto.

 
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DONNA LAKOTA
di Mary Crow Dog e Richard Erdoes

La mia vita di Sioux

Mary, nata nella riserva di Rosebud, nel Sud Dakota, è cresciuta in una baracca senza acqua corrente ed elettricità. Il suo primo contatto con l'America bianca avviene quando, insieme agli altri bambini della riserva, viene mandata in un collegio missionario. Qui Mary si ribella alla rigida disciplina imposta per integrarla nella società dei bianchi. Fuggita dalla scuola inizia una vita di alcolismo e piccoli furti. A salvarla da questo destino è il Movimento per i diritti degli Indiani, portavoce dell'ondata di orgoglio tribale che attraversa le riserve negli anni settanta, e a cui Mary aderirà diventandone uno dei membri più influenti.

Mary Crow Dog, nata nel 1955 nel Sud Dakota, è oggi un'autorevole rappresentante politica della Nazione Rossa.

Richard Erdoes, scrittore. ha consacrato la sua opera alla causa dei nativi americani.

 
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GLI SPIRITI NON DIMENTICANO
Di Vittorio Zucconi
Il mistero di Cavallo Pazzo e la vittoria dei Sioux

Nel ricostruire la vita del capo Cavallo Pazzo, il figlio del tuono e della grandine, che nel 1876 sconfisse il 7° Cavalleggeri di Custer a Little Big Horn, Vittorio Zucconi ha scoperto molto di più di un messia guerriero con una penna di falco rosso tra i capelli: ha incontrato la vita quotidiana, le donne, i bambini, gli amori, i riti e la disperazione di quello che fu un magnifico popolo di liberi cacciatori, i Lakota Sioux delle Grandi Praterie americane, distrutti dalle invasioni dei bianchi. Ne è uscito Gli spiriti non dimenticano, un racconto struggente e meraviglioso, che nessun " viso pallido " potrà leggere senza un brivido di tenerezza e di vergogna. E senza cadere alla fine, come l'autore stesso, sotto l'incantesimo di Cavallo Pazzo, lasciandosi trasportare in un'avventura di straordinaria, emozionante intensità.

 
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ALCE NERO PARLA
di John G. Neihardt

Vecchio stregone Sioux, Alce Nero racconta il periodo più tragico della storia del suo popolo e ci trasmette la sua estrema " visione di potere ", compendio di una sapienza che sfugge ai persecutori bianchi.

" Alce Nero è tra le più belle affermazioni dei valori spirituali... Riassumere Alce Nero? Per un certo verso ci vuol poco: il santo asceta a nove anni, dopo che strani malanni, impalpabili avvertimenti si sono infittiti su di lui giungendo dal mondo delle invisibili potenze e germinazioni, riceve una stupenda visione: le forze che presiedono alla natura, alla storia e al superamento e della natura e delle storia gli si palesano sotto il velame di una coreografia che non potrebbe certo arridere ad una fantasia esclusivamente umana. Al paragone l'Apocalissi è più arida, emblematizzante. Un ritmo potente... scandisce le solenni parole rintuonanti fra giogaie di monti, le apparizioni di antenati primordiali, di sacri cavalli caracollanti, di altri misteriosi animali ". Elemire Zolla

 
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CANTI DEGLI INDIANI D'AMERICA
a cura di Silvio Zavatti

Questi canti costituiscono il segno più autentico e profondo della poesia indigena di terra americana. E rappresentano un'eredità lirica e visionaria di rara bellezza. Amore e gioia, dolore e guerra, natura e magia, tutta la realtà e l'universo mitico degli indiani d'America emergono in questi canti da quel silenzio in cui il "colonizzatore imperialista", il suo linguaggio, le sue leggi, i suoi eserciti avrebbero voluto confinarti.
Silvio Zavatti, geografò ed esploratore, è stato un grande conoscitore delle popolazioni primitive americane, in particolare eschimesi e indiani. Ha pubblicato numerose opere sull'argomento, tra cui: Lesplorazione dell'Antartide e Il misterioso popolo dei ghiacci.

 
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STORIA DEGLI INDIANI D'AMERICA
di Philippe Jacquin

Protagonista di centinaia di romanzi, film, cartoons, per lungo tempo simbolo del selvaggio astuto e crudele, l'indiani d'America è diventato un mito. Ma chi è egli realmente? Studi più recenti ci consentono di meglio comprendere l'evoluzione delle società indiane, che ben prima dell'arrivo dei bianchi e in condizioni naturali talvolta molto difficili seppero sviluppare tecniche, arti e forme di organizzazione politica altrettanto varie e complesse delle nostre. Ma l'impatto con l'uomo bianco disintegrò tali società: ne sconvolse il metodo di vita, la concezione spirituale, la religione. Accolto dapprima come un dio, il bianco si rivelò ben presto un nemico. Centinaia di trattati non rispettati, campagne di sterminio, massacri, deportazioni, campi di concentramento, finirono con lo spezzare la resistenza degli indiani, anche se alcuni recenti avvenimenti mostrano che essa sta forse rinascendo.

 
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SEPPELLITE IL MIO CUORE A WOUNDED KNEE
di Dee Brown

1860 - 1890: è il trentennio della " soluzione finale " per il problema indiano, che approda alla distruzione della cultura e della civiltà dei pellerossa. In questo periodo nascono tutti i grandi miti del West, un'epopea ad esclusivo beneficio degli uomini bianchi. I racconti dei commercianti di pellicce, dei missionari, dei cercatori d'oro, delle Giacche Blu, degli avventurieri, dei costruttori di ferrovie e di città stendono una fitta coltre che nasconde la versione indiana sulla conquista del West. I pellerossa costituivano l'antistoria, l'ostacolo al trionfo della nuova civiltà; per di più non sapevano scrivere nella lingua dei bianchi. Eppure la loro fievole voce non è andata perduta del tutto: alcuni ricordi hanno resistito al tempo in virtù della tradizione orale o per mezzo delle pittografie; dai verbali degli incontri ufficiali è possibile desumere illuminanti testimonianze; nelle rarissime interviste raccolte da giornalisti sono reperibili suggestive ricostruzioni di celebri e sanguinosi avvenimenti, e da sperdute pubblicazioni dell'epoca l'opinione dei pellerossa è potuta cosi giungere fino a noi. Dee Brown ha fatto solo la sua parte di storico: la raccolta delle fonti, l'esame critico, la stesura della narrazione. Per la prima volta a parlare sono i pellerossa, dai grandi capi agli oscuri guerrieri; narrano come venne distrutto un popolo e il mondo in cui viveva.

 
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LA SAPIENZA DEI NAVAHO
di Walter Dyk

Figlio di Vecchio Cappello

I Navaho o Navajo, una tribù emigrata dal Canada verso il sudovest degli Stati Uniti fra il 900 e il 1200 d.C., chiamavano se stessi "Il Popolo" e furono sempre fieri della loro irriducibile opposizione all'insediamento dei Bianchi. Costretti alla resa nel 1863 dal colonnello Christopher Carson (Kit Carson), che ne distrusse quasi completamente le immense greggi, vennero confinati in una piccola riserva vicino a Fort Sumner, nel Nuovo Messico, fino al trattato del 1868, quando poterono tornare alle loro terre. Vivono attualmente in una grande riserva al punto di confine fra l'Arizona, il Nuovo Messico, l'Utah e il Colorado. Nel 1934 l'antropologo Walter Dyk soggiornò in questa riserva e raccolse dalla viva voce di Mancino, figlio di Vecchio Cappello, il racconto della sua vita. Mancino era nato nel 1868, appunto al termine della prigionia dei Navaho nella riserva di Fort Sumner. Egli rievoca la propria vita dalla nascita "quando le foglie dei pioppi erano grandi come l'unghia del mio pollice" alla fanciullezza ricca delle prime esperienze fra il gregge paterno "quando uscivo con le pecore come un cane", alle scoperte, dapprima conturbanti e poi disinvoltamente e liberamente vissute, della pubertà e dell'adolescenza, fino a quando, ventenne, contrasse "pragmaticamente" il matrimonio con una donna, a dispetto dell'imminente cerimonia nuziale che avrebbe dovuto legarlo a un'altra. A differenza di altre testimonianze, questa non è, come scrive Edward Sapir nellintroduzione, una drammatizzazione di modelli culturali, che si prefigga di farci rivivere il fascino di costumi esotici di popoli di altri tempi e di altri luoghi attraverso la descrizione di riti e di cerimonie per bocca di "tecnici", come stregoni o sacerdoti. Non è una testimonianza 'Isacrale, dall'alto", bensi la narrazione fresca, addirittura disarmante nella sua spontaneità, nella sua nuda e talvolta cruda chiarezza, di esperienze quotidíane, e che tuttavia svela come il protagonista sia completamente impregnato della sua cultura e dei principi che la sorreggono. Man mano che egli cresce fisicamente e mentalmente, gli viene comunicata dal padre e dagli anziani parenti, a commento e spiegazione dei fatti e delle circostanze anche più banali, la sapienza accumulata nei secoli dalla sua razza: la necessità dell'onestà, della previdenza e dell'autodisciplina. La narrazione scorre spesso su un ritmo biblico, e bibliche, sotto molti aspetti, sono la pedagogia e la vita "selvaggia" che la pervade.

Walter Dyk nacque in Germania nel 1899, ma visse negli Stati Uniti fin da bambino. Laureatosi in antropologia nel 1928, presso l'Università di Berkeley, si dedicò soprattutto allo studio della vita familiare e sociale dei Navaho, dei quali raccolse testimonianze dirette che pubblicò in Son of Old Man Hat (prima parte, 1938; la seconda parte è rimasta manoscritta), che qui si presenta, e in A Navaho Autobiography (1947). Mori nel 1972 a Rochester, nello Stato di New York.

 
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SAI CHE GLI ALBERI PARLANO?
di K. Recheis e G. Bydlinski

La saggezza degli Indiani d'America

Una raccolta unica nel suo genere sulla saggezza e sulla spiritualità degli Indiani d'America. Orso in Piedi, Alce Nero, Tatanga Mani, Momaday e Ohiyesa sono solo alcuni degli autori qui chiamati a testimoniare il profondo amore per la natura e il grande rispetto per la vita che il popolo pellerossa sa esprimere. Accompagnati dalle suggestive fotografie d'epoca di Edward S. Curtis, i pensieri e la saggezza degli Indiani d'America ci rivelano un mondo spirituale assai ricco e profondo.


 
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