Prima
di darvi qualche notizia storica sulla mia bellissima città
vorrei spendere solo qualche parola…Volterra non è
una grande metropoli, ma certamente, non le manca nulla! Anche se
per una persona che viene dalla grande città può sembrare
un “paesello”, per molti altri è semplicemente
una piccola città. Qui c’è tutto dall’ospedale
al cinema multisala…Tante sono le bellezze che ci fanno andare
fieri di Volterra: nella nostra Pinacoteca abbiamo la famosa “Deposizione”
del Rosso Fiorentino, e poi c’è il Museo Guarnacci
che è il più importante museo etrusco in Europa. E
questo solo per dire poche cose…Vogliamo parlare dei bellissimi
paesaggi? E che dire delle Balze?Quando ero piccola non vedevo l’ora
di partire da Volterra per raggiungere mia cugina Moon Witch a Roma…Adesso
si verifica il fenomeno contrario! Solo ora riesco a capirne il
motivo…Volterra semplicemente MERAVIGLIOSA! So che questa
introduzione è un po’ di parte ma era veramente doveroso
un piccolo tributo alla mia città che, anche se solo in parte,
potrete visitare virtualmente sul nostro
sito.
Cristina
Volterra, m. 545 s.l.m., è adagiata su una collina, in un
paesaggio caratterizzato dall'affioramento delle argille, che domina
un immenso territorio delimitato dal massiccio del Montevaso e dai
cordoni dei Cornocchi e delle Colline Metallifere. La posizione
privilegiata del colle, posto alla confluenza della Val di Cecina
e della Val d'Era, la naturale difendibilità del luogo, le
caratteristiche ambientali e le risorse minerarie del territorio,
favorirono fin dal periodo Neolitico i primi insediamenti umani,
documentati dai molti reperti rinvenuti nel volterrano. La città
conobbe la cultura Villanoviana, sostituita nel VII sec. a.C. dalla
Civiltà Etrusca.
IL
PERIODO ETRUSCO
Gli
Etruschi (o Tyrrenoi, come erano chiamati dai Greci) nel secolo
VII a.C., concludendo il processo d'aggregazione tra i vari insediamenti
del colle volterrano, fondarono alla città di Velathri, che
divenne capo di una delle dodici lucumonie che formarono la nazione
etrusca tra VI e IV secolo a.C.; la sua popolazione, in quel periodo,
è stata stimata intorno a 25.000 abitanti. E' di questo periodo
la costruzione della grande cinta muraria che cingeva un abitato
che si era esteso intorno all'Acropoli, ubicata sul piano di Castello.
Il perimetro delle mura, di oltre sette chilometri, lascia supporre
che insieme all'abitato vero e proprio, racchiudesse anche terreni
a pascolo e coltivati, capaci di assicurare la necessaria alimentazione
in caso di prolungati assedi. Velathri giunse a controllare un territorio
che si estendeva dal fiume Pesa al mar Tirreno e dall'Arno al bacino
del fiume Cornia, dominando dominando Populonia , l' Elba, la Corsica
e tutta la costa Tirrenica, da Piombino fino alle foci del Magra,
spingendosi a nord fino a Luni e ad est fino ai domini di Arezzo
e Chiusi. L'influenza di Volterra arrivò, addirittura, in
alcune zone della Sardegna e della Valle Padana. La ricchezza di
Velathri, oltre che su una fiorente economia di tipo agricolo, si
fondò su una notevole attività industriale e mercantile.
L'attività industriale si basava, in particolare, sulle risorse
minerarie delle Colline Metallifere e dell'Isola d'Elba, quella
mercantile era favorita dal controllo degli scali di una buona parte
della costa Tirrenica; tra questi Vada (Vada Volaterrae) e Pupluna
(l'attuale Populonia). Si pensa, addirittura, che fossero già
sfruttati i soffioni boraciferi di Larderello. La grande estensione
del territorio e la varietà delle risorse disponibili permisero
alla città di resistere meglio delle altre alla pressione
dei Romani; solo verso il 260 a.C., ultima fra le grandi città
etrusche, Velathri entrò a far parte della confederazione
italica.
IL PERIODO ROMANO
Agli
inizi del III sec., lo scontro decisivo del lago Vadimone (283 a.
C.) segnò la definitiva rinuncia dei popoli dell'Etruria
alla lotta contro Roma: anche Volterra sottomessasi ai Romani verso
il 260 a.C., entrò a far parte della confederazione italica,.con
il nome di Volaterrae. Da un passo di Tito Livio, relativo agli
approvvigionamenti che l'esercito di Scipione ricevette da alcune
città etrusche, nel 205 a.C., durante la seconda guerra punica,
sappiamo che Volterra contribuì con legnami per le navi e
principalmente con frumento: prodotto che presuppone un'attività
agricola di tipo estensivo. Nel 90 a.C. con la Lex Julia de Civitate
di Giulio Cesare, Volterra ottenne la cittadinanza romana, fu iscritta
alla tribù Sabatina e divenne un florido municipio i cui
supremi magistrati elettivi si trovano menzionati in varie iscrizioni.
Scoppiata la guerra civile, Volterra seguì le sorti della
fazione di Mario e sostenne per due anni (82 - 80 a.C.) un lungo
assedio contro Silla, finché, stremata, dovette arrendersi;
le conseguenze della sconfitta furono gravi, ma non irreparabili.
Sia grazie all'azione moderatrice di Cicerone, sia al grande potere
economico e ai rapporti con personalità di spicco della vita
politica romana di alcune delle maggiori famiglie volterrane, la
città riuscì a superare il brutto momento, conseguente
all'assedio e alle rappresaglie dei simpatizzanti di Silla. Una
tra le famiglie più importanti è quella dei Caecinae
che, sovente sono in posizioni di prestigio, come A. Caecinae Severus,
consul suffectus, al quale si deve la dedica del Teatro Romano di
Vallebona. Con l'ordinamento territoriale di Augusto, Volterra costituì
uno dei municipi della VII regione, l'Etruria. Nel V sec. d.C.,
alle prime invasioni barbariche la città, che nel frattempo
si era strutturata in forme castrensi, era già sede vescovile,
a capo di una diocesi che ricalcava i confini del municipium romano
e della lucumonia etrusca, e costituiva una delle circoscrizioni
ecclesiastiche più importanti della Tuscia.
IL
MEDIOEVO
Durante
le invasioni barbariche Volterra fu assoggettata prima dagli Eruli,
poi dai Goti, e successivamente ospitò un presidio bizantino,
anche se, sembra, che Volterra non sia mai stata assalita direttamente
da queste invasioni, perché allora inespugnabile. In epoca
longobarda, il cui dominio durò circa due secoli, la città
divenne sede di un gastaldato, ma il suo territorio iniziò
a ridursi in maniera consistente, dovendo rinunciare al controllo
di tutte le zone costiere. E' di questo periodo l'arrivo a Volterra
del Vescovo Giusto, poi Santo e patrono della Città, che
insieme a Clemente e Ottaviano, poi Santi anch'essi, si rese benemerito
della città. I quattro mercati concessi dagli imperatori
carolingi, in concomitanza con altrettante feste religiose, rivestono
grandissima importanza per la città, essendo mercati franchi,
esenti da gabelle, e denotano l'inizio del risveglio economico,
di cui appare qualche barlume nel IX secolo, che porta Volterra
ad essere polo di interessi religiosi, sociali ed economici per
tutta la zona. Dopo l'anno 1000, l'aumento della popolazione per
la fine delle invasioni barbariche e dei conflitti fra Berengario
1°, re d'Italia e Alberto, marchese di Toscana, durante i quali
la città fu quasi interamente devastata, favorì la
riedificazione che realizzò nelle immediate vicinanze dell'antica
Acropoli, il nucleo costitutivo dell'attuale impianto urbano. Nella
stessa epoca, per effetto della decisiva frattura fra i signori
feudali, padroni delle campagne, ed il Vescovo che, giovandosi dei
privilegi concessi dagli Imperatori, esercitava il suo potere in
città, si registra il progressivo distacco tra la città
e la campagna. Verso la metà del XII secolo, durante il conflitto
fra questi due poteri, si delinea un evento politico che si dimostrò
di fondamentale importanza per la storia d'Italia: la nascita del
libero Comune. Dopo lunghe lotte col Vescovo, nel 1193 Volterra
nomina il suo primo Podestà. E' in questo periodo che inizia
a configurarsi il borgo che noi conosciamo. La prima iniziativa
importante è la costruzione della nuova cinta muraria, che
va a sostituire quella etrusca, troppo vasta rispetto all'abitato
che si andava configurando, alquanto ridotto rispetto a quello etrusco.
Contemporanea dei lavori alle mura è la costruzione del palazzo
del Popolo, poi Palazzo dei Priori, iniziato nel 1208 da maestro
Riccardo, terminato nel 1257 sotto il Podestà Bonaccorso
Adimari, e la sistemazione della Piazza dei Priori, l'ex "pratus
episcopatus". Del medesimo periodo sono la costruzione del
Duomo e del Battistero.
IL
RINASCIMENTO
Alla
fine del XIII secolo, i conflitti fra Guelfi e Ghibellini si conclusero
con la vittoria dei Guelfi che instaurarono una Signoria con Ottaviano
Belforti. Il governo della famiglia Belforti fini tragicamente nel
1361, con la decapitazione di uno dei suoi membri, accusato di aver
venduto la città a Pisa. Questo evento, però, costituì
in più grosso disastro per Volterra, perché i fiorentini,
venuti da amici per liberare la città dalla tirannide, pretesero
il controllo della Rocca, imposero i propri uomini e fecero sì
che la repubblica volterrana, nonostante la formale indipendenza
diventasse suddita di Firenze. Vari tentativi di rivolta furono
repressi nel sangue, fino a quando si giunse al sacco di Volterra,
nel 1472 ad opera delle milizie del Duca di Montefeltro. Integrata
nello stato fiorentino, la città fu sottoposta ad un duro
trattamento che provocò l'emigrazione di molte tra le famiglie
più facoltose. Nel XV secolo si ha la costruzione del Convento
di San Girolamo, con la probabile presenza di Michelozzo e la ristrutturazione
dell'attuale Palazzo Vescovile, da parte di Antonio da San Gallo,
ma il segno più concreto del dominio di Firenze è
la costruzione della Fortezza del "Mastio", voluta da
Lorenzo il Magnifico per controllare i volterrani e Siena. Alla
metà del XVI secolo Volterra contava appena 2000 abitanti,
meno di un decimo rispetto al periodo etrusco, e verso la fine del
secolo si segnala un'ulteriore diminuzione degli abitanti, in particolare
delle famiglie nobili, che si spostano nelle loro ville in campagna.
Nel 1530 Volterra si ribella ancora ai fiorentini, ma è nuovamente
conquistata e saccheggiata da Francesco Ferrucci, che poi dovrà
subire a sua volta un assedio nella città; da questo momento
Volterra inizia il suo inesorabile declino che si protrae fino a
tutto il XVIII secolo. Volterra diventa un centro agricolo e sopravvive
a se stessa fino a quando, alla fine del 1700, Marcello Inghirami
riporta all'antico splendore la lavorazione dell'alabastro, che
in un primo tempo si evidenzia solo come fatto artistico, solo in
seguito assumerà anche un aspetto commerciale. Sotto quest'aspetto
l'avvento di maggior peso sarà la costruzione dell'Ospedale
Psichiatrico (1888) che, insieme all'Istituto Carcerario, segnerà
una svolta nell'economia della città. Il 13 marzo 1860, con
2315 voti favorevoli, 78 contrari e 44 dispersi, Volterra vota la
sua annessione all'Italia unita. Oggi, dopo l'emigrazione avvenuta
dopo la seconda Guerra Mondiale, la popolazione residente è
ulteriormente diminuita, passando da 17.840 unità del 1951
a 13.800 del 1991. L'economia della città si basa sull'attività
di piccole aziende dedite alla lavorazione dell'alabastro, sull'estrazione
del salgemma (a Saline di Volterra) e su qualche industria metalmeccanica
e chimica. Solo recentemente Volterra ha scoperto la sua vocazione
"turistica" e si è ben attrezzata per svolgere,
al meglio, questa nuova attività.