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CURRENT MOON




STREGHE FAMOSE



MONNA ELENA DA TRAVALE - XV sec. Volterra

Nell'estate del 1423 fu condotta dìnanzì al trìbunale civile e religioso del vescovo di Volterra Stefano dì Gerì del Buono da Prato tale monna Elena moglie di Nanni da Travale detto Sarteano in quanto riconosciuta " incantatrice dívinatrice e sortilega, abile a manipolare i consigli secondo le risposte del demoni ". Seppur sottoposta ad uno stretto interrogatorio da parte del vicarìo vescovile Antonio Michelotti da Perugia, la donna non pronuncìò mai le cinque parole rituali necessarie a rendere efficace un sortilegio rivelando tuttavia una nutrita serie di formule, di fatture e dì ricette in volgare paesano che vennero scrupolosamente annotate dal notaio Ottaviano Vermicelli e che rivelano un aspetto scarsamente conoscíuto della vita quotídiana nel Volterrano durante il Medioevo. Per la divínazione, ad esempio, la strega si concentrava per poì dìre: " La Vergine Maria gittò la sorte per trovare Jesù el suo figliuolo e io le gietto per lo tale e la tale se detta avere bene si o no" e gettava quindi una moneta facendola cadere: se venìva croce portava bene. Per far gíungere una persona, uomo o donna che fosse, pronunciava per cinque domeniche di seguito, mille volte per domenica, l'invocazione " Dòmino e donna manda el cotale a mé ". Quando poi voleva lìberare qualcuno dal carcere recitava:
" Iddio ti salvi, àere, per tre impiccati e per tre annegati e per tre morti a férro. Nove, siete e nell'inferno ridete, nove diavoli ne traete, e al tal andrete, e dalla prìgione li trarrete ". Un turbine di vento sarebbe arrivato e avrebbe procurato la líbertá ai prìgionieri. Con questa formula pare che avesse liberato dal carcere un tal Francesco da Perugia che a Travale era stato incolpato del furto dì un paio dì buoi. Per generare l’amore o l'odio tra le persone era solita impiegare la seguente fattura: "Accipit una nidiata di rondolinì (rondìninì) che sieno almeno quattro e mettegli in una pentola roggia in uno suppedanio (cassapanca) vivi, e lassaglí stare tanto che muoiono. Quelli che stanno vòltí l'uno al dietro dell' altro li secca e fanne polvere e quella polvere dà a quelli fra quali vuoi che sia discordìa e presa questa polvere saranno in grandissima discordia. Se vuoi mettere concordia piglia quelli rondolini, che stanno a becco a becco vòltì, e fa il simile e sarà concordia tra coloro che lo farai ". Tra le numerose formule e mare portate alla luce dalla non comune perizia e dallo straordinario acume dì Mons. Mario Bocci, scoprítore di questo finora eccezionale caso di stregoneria nel Volterrano, vale infine la pena di segnalare le seguentì formule che sì distinguono per la loro particolare motivazione offensiva: " ... nove diavoli ne trarrete, e addosso al tale li metterete, il cuore del corpo voi gli trarrete, e la memoria dal capo gli leverete, e per lo mondo ímpazzato li manderete" (da recitare di seguito alla malia che ha il potere di lìberare da liberare dal carcere) oppure "Ancho tolle nove partì di sale per li nove buchi del corpo e mettelo nel cuore del fuoco e dì: Così schìoppi el core al tale, come schioppa questo sale. E fatto questo ìnfermírà e stenterà gravemente". Nonostante tutti questi rituali estorti alla strega, a Volterra non fu approntato alcun rogo; la mite sentenza della Curia Vescovile (filza 47 degli Atti Civili e Críminali) condannò infatti la donna soltanto ad essere " fustigata, messa alla berlina e sbandita dai confini' oltre al pagamento di una multa dì 50 fìorìnì ".


( Tratto da “ Volterra magica e misteriosa “ di Franco Porretti, prefazione di Enzo Biagi – Pacini Editore )